Verona

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Verona (Verona in lingua veneta) è un comune italiano (con titolo di città) di 263.818 abitanti, capoluogo della provincia omonima nel Veneto. È il secondo comune per popolazione della regione e del Triveneto, il terzo dell’Italia nord-orientale e il dodicesimo d’Italia.

Verona è visitata ogni anno da quasi 3 milioni di turisti, molti dei quali stranieri, per via della sua ricchezza artistica e architettonica (tra i monumenti più conosciuti l’Arena e la casa di Giulietta), e per le varie manifestazioni annuali (tra le quali le più importanti la stagione lirica areniana e l’estate teatrale veronese).

La città è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO per la sua struttura urbana e per la sua architettura: Verona è uno splendido esempio di città che si è sviluppata progressivamente e ininterrottamente durante duemila anni, integrando elementi artistici di altissima qualità dei diversi periodi che si sono succeduti, rappresenta inoltre in modo eccezionale il concetto della città fortificata, in più tappe determinanti della storia europea.

Geografia

a città sorge lungo le rive del fiume Adige, nel punto in cui questo entra nella pianura Padana e forma un caratteristico doppio meandro, a una trentina di chilometri a est del lago di Garda. È situata a 59 metri sul livello del mare, ai piedi dell’appendice meridionale dei monti Lessini: il colle San Pietro.

Anticamente la città era un punto nodale di tutti i sistemi di trasporto terrestre e acquatico dell’Italia nord-orientale. Al tempo dei Romani, infatti, era il punto di incontro di quattro strade consolari: la via Gallica, la via Claudia Augusta, il vicum Veronensium e la via Postumia. Ancora oggi Verona costituisce un importante nodo geografico – stradale, ferroviario e autostradale -, al crocevia tra le direttrici che collegano l’Italia centrale e nord-occidentale con il passo del Brennero.

Cultura

«Si come è vero che la città di Verona, per sito, costumi, ed altre parti è molto simile a Firenze, così è vero che in essa, come in questa, sono fioriti sempre bellissimi ingegni in tutte le professioni più rare e lodevoli.»
(Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori)

Verona viene vista dal Vasari come città simile alla sua Firenze dal punto di vista geografico, urbanistico, e soprattutto per costumi, fioritura artistica e vivacità intellettuale. Vedeva nella città, romanica, gotica, ma anche classica e monumentale, il contraltare all’egemonia veneziana. Effettivamente numerose sono le differenze tra Verona e Venezia, nonostante il dominio di quest’ultima sia durato nella città per ben quattro secoli: l’arte e l’architettura veneziana fanno pensare all’Oriente ortodosso, alle origini bizantine e quindi greche, mentre Verona, distante solamente un centinaio di chilometri, colpisce per le mastodontiche chiese romaniche e gotiche.

A Verona hanno lavorato nei secoli numerosi artisti, veronesi e non. Nel XII secolo lo scultore romanico Niccolò portò nella città una nuova arte, occidentale e romanza: è in questo periodo che si sviluppa la Verona romanica, mentre sotto la signoria scaligera la città sviluppò e mantenne a lungo un aspetto gotico e araldico, con uno stile che raggiunse la massima espressione nel Castel Vecchio (e soprattutto nel suo monumentale ponte) e nelle Arche Scaligere. La civiltà pittorica veronese vede dal Trecento attivi artisti come l’Altichiero, e, nel Quattrocento, personalità come Stefano da Zevio, e soprattutto il Pisanello, uno dei massimi esponenti italiani del Gotico internazionale. Più tardi, durante il Rinascimento, lavorano Domenico Morone e il figlio Francesco Morone, oltre all’eclettico Giovan Francesco Caroto. L’arte veronese mantiene costantemente delle peculiarità che la rendono riconoscibile dall’arte portata da Venezia nei domini di Terraferma, grazie all’opera di artisti come il Veronese, Tiepolo, Alessandro Turchi, e più tardi Giambettino Cignaroli e Angelo Dall’Oca Bianca, tanto che è lecito parlare di una “scuola veronese”.

«Non c’è mondo per me aldilà delle mura di Verona: c’è solo purgatorio, c’è tortura, lo stesso inferno; bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo, e l’esilio dal mondo vuol dir morte.»
(William Shakespeare, Romeo e Giulietta, atto III, scena III)

Anche grazie a William Shakespeare Verona è oggi una città ampiamente conosciuta e ammirata nel mondo, e proprio in funzione shakespiriana sono presenti nel mondo ben 27 località di nome Verona: le varie Verona statunitensi, canadesi e australiane nascono dalle sue opere. Shakespeare non visitò mai Verona ma la conobbe attraverso scritti di Luigi da Porto, Masuccio Salernitano e Matteo Bandello, che lo ispirarono per la sua opera più famosa, la tragedia di Romeo e Giulietta. Il Bardo aveva probabilmente un rapporto particolare con l’immagine che si era creato della città, tanto che è menzionata anche ne I due gentiluomini di Verona e La bisbetica domata.

Già il famoso poeta George Byron attesta l’importanza del ruolo avuto da William Shakespeare nel plasmare la fama della città nel mondo. Nelle sue lettere il poeta sottolineava come i veronesi sostenessero con ostinazione l’autenticità della storia di Romeo e Giulietta, d’altronde la rivendicazione della veridicità della leggenda e l’identificazione dei luoghi dove la vicenda si sarebbe svolta erano cominciate già molto tempo prima: il primo luogo a essere “riscoperto” fu la tomba dei due amanti, identificato nel Cinquecento in un sepolcro vuoto in marmo rosso veronese, nei pressi di un convento. Furono molti i nomi famosi che resero omaggio ai due amanti in questo luogo, tra cui Madame de Staël, Maria Luigia d’Austria, Heinrich Heine, Charles Dickens e lo stesso George Byron. Le tomba venne spostata prima dall’orto del convento al chiostro e nel 1868 al coperto, ma la sua sistemazione definitiva si ebbe solo nel 1937 grazie all’opera di Antonio Avena: essa venne spostata all’interno di una loggia in Romanico veronese che venne risistemata in chiave scenografica con l’utilizzo di due vani sotterranei trasformati in una cripta gotica.

Contemporaneamente vi fu la sistemazione della casa di Giulietta, identificata in una casa medievale dotata dello stemma di un cappello, dimora della famiglia Capuleti, che Charles Dickens descrive nelle Pictures from Italy come un miserabile alberguccio. In effetti a seguito dei rimaneggiamenti sette-ottocenteschi risultava essere diventata una casa popolare a ringhiera, anche se la stretta facciata in cotto evocava ancora il Medioevo. Così Antonio Avena fece impiego di materiale di spoglio e andò a inserire un nuovo balcone costituito da un lastrone di marmo che era in stato di abbandono nel cortile del Castel Vecchio. La spregiudicata opera di restauro fece diventare la casa di Giulietta nuova immagine simbolo di Verona, insieme all’Arena.

L’ultimo luogo in ordine cronologico a essere riconosciuto è la casa di Romeo, la quale mostra ancora oggi intatta la sua natura e aspetto di casa fortificata, appartenuto ai Nogarola, amici fidati degli Scaligeri, e posto accanto le Arche Scaligere, dove riposa anche Bartolomeo I della Scala, sotto il cui dominio si sarebbe svolta la vicenda secondo Luigi da Porto. Più che i singoli luoghi legati alla tragedia però è l’idea della splendente Verona medievale in cui si sarebbe svolta la vicenda di cui si sono innamorati turisti, spettatori e lettori, il cui profumo si respira ancora tra le strette e folcloristiche vie del centro.

Sono comunque effettivamente esistite a Verona due famiglie di nome Montecchi e Capuleti (o Cappelletti): i Montecchi, importanti mercanti veronesi, furono coinvolti in lotte sanguinose per il controllo del potere a Verona, anche se non si hanno notizie di rivalità con la famiglia dei Capuleti. Si ha invece conoscenza della presenza dei Capuleti fino agli anni della permanenza di Dante a Verona, nell’attuale casa di Giulietta, dove la loro presenza è testimoniata dallo stemma del cappello sulla chiave di volta dell’arco nel cortile dell’edificio, dove, a inizio Novecento, è stato ricostruito il famoso balcone: quindi la casa di Giulietta è la reale casa dei Capuleti, anche se la storia d’amore è frutto della fantasia shakespeariana.

Fonte

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