Nuoro

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Nùoro (Nùgoro in sardo) è un comune italiano di 36.293 abitanti, capoluogo, dal 1927, dell’omonima provincia della Sardegna centro-orientale.

La città si estende su un altopiano granitico, a circa 550 m s.l.m., ai piedi del Monte Ortobene.

Monumenti e luoghi d’interesse

Chiese

La Cattedrale di Santa Maria della Neve

La Cattedrale di Santa Maria della Neve è un monumento del XIX secolo, in stile neoclassico. Eretta per volontà del vescovo Giovanni Maria Bua, nella prima metà del XIX secolo. Il progetto venne affidato all’architetto Antonio Cano. La posa della prima pietra risale al 12 novembre 1835. I lavori, che furono rallentati a causa della morte accidentale durante l’esecuzione dei lavori, dell’architetto Antonio Cano nel 1840, terminarono con la consacrazione del 29 giugno 1853. Oltre l’altare maggiore dedicato a S. Maria della Neve furono affrescati nel soffitto ed eretti nella navata sinistra gli altari: Vergine del Carmelo, Madonna della Salute, Sacro Cuore; nella navata destra gli altari: San Salvatore da Horta, Santa Lucia, Madonna di Lourdes. All’interno è presente un’importante tela rappresentante la deposizione di Cristo dipinta da Alessandro Tiarini.

Questa nuova cattedrale prese il posto dell’antica Pieve di Santa Maria ad Nives citata nel XV secolo anche nel codice di San Pietro di Sorres nella scheda 215 come sancta Marja de Nuor. Secondo l’Alberti essa doveva essere costruita nella maniera catalana. Durante il periodo di costruzione della nuova cattedrale, la Diocesi di Nuoro utilizzò come cattedrale la chiesa de “Sa Purissima”. Una antica chiesa oramai perduta che era situata nel Corso Garibaldi, allora chiamata Via Majore, dove un tempo sorgeva il municipio di Nuoro ed ora vi è la sede di un istituto di credito.

L’antica Chiesa della Madonna delle Grazie

Il 22 ottobre 1679 il Vescovo di Alghero Francesco Lopez de Urraca concedeva a Nicolau Ruju Manca la “permissione di poter fabbricare una chiesa in onore della Vergine delle Grazie di Nuoro”. Comincia con quest’atto ufficiale la storia della chiesa delle Grazie, edificio che è da considerarsi tra i più rilevanti della città di Nuoro.

La chiesa si trova nell’antico quartiere di Seuna. È stata di recente restaurata. Realizzata alla fine del seicento in una foggia semplice, lineare, quasi rustica. La facciata presenta un portale centrale, con due semicolonne sulle quali poggia un doppio architrave modanato sormontato da un timpano triangolare in trachite. Gli stipiti ed i capitelli delle colonne sono decorati con figure zoomorfe e floreali che rimandano al linguaggio decorativo gotico-catalano. Al di sopra di esso, come unico elemento decorativo della facciata troviamo un più antico rosone in trachite di foggia gotico-catalana, incastonato nella facciata, che si dice provenisse dalla più antica chiesa di “Santu Milianu” (attribuita erroneamente dal clero spagnolo a San Giuliano era in realtà San Mamiliano) andata oramai in rovina.

Al portale si accede tramite una scalinata in granito. Un secondo ingresso si apre nella fiancata laterale sinistra della Chiesa, il quale si presenta con stipiti in trachite rossa e sovrastato da una nicchia, con logiche decorative tardo barocche. Sulla fiancata destra poi, il terzo ingresso al tempio, di nuovo con stipiti in trachite rossa, conduceva un tempo ad uno spazio esterno ampio e circondato da colonne, che fungeva da ostello per i pellegrini durante la festa della Patrona di Nuoro. Questo genere di ostelli, noto come “Cumbessias”, sono tipici della Sardegna ed i più antichi risalgono al periodo della dominazione bizantina. Sulle fiancate vi sono infine loggette che interrompono, alleggerendolo, il volume massiccio della costruzione. L’edificio sacro ha pianta rettangolare e presenta un presbiterio quadrato. Il soffitto è costituito da una volta a botte. L’altare maggiore è sopraelevato di un metro e mezzo rispetto alla navata. Pregevoli dipinti, raffiguranti i 12 Apostoli, i Profeti, alcuni brani delle Sacre Scritture ed episodi dell’edificazione della Chiesa, sono conservati nel Santuario. Risalgono al XVIII secolo: sono stati realizzati su intonaco, poi imbiancato a calce fresca, con terre colorate, secondo una tecnica sarda molto peculiare anche nell’effetto. Nel 1720 l’area ecclesiale ospitò una residenza dei Gesuiti. Sotto il pavimento venne ritrovata la sepoltura di una persona di sesso maschile, probabilmente il costruttore della chiesa Nicolau Ruju Manca.

le altre antiche “cresias”

  • Chiesa di Santa Croce (Santa Ruche)
    chiesa del XV-XVI secolo, antica sede di una confraternita, prossima alla piazza Su Connottu nel quartiere di San Pietro. All’interno una piccola cupola, archi in trachite a sesto acuto, un Cristo di scuola fiorentina del Quattrocento, ed un Cristo in croce di fattura spagnola di probabile datazione cinquecentesca.
  • Chiesa del Salvatore (Su Serbadore)
    edificata prima del XV secolo ha subito numerosi restauri che ne hanno stravolto gli esterni. Furono inoltre abbattute nel novecento le cumbessias che servivano come appoggio per i pellegrini della festa de Su Serbadore.
  • Cappella di San Giuseppe
    facente parte del convento francescano dei Minori Osservanti (ordine soppresso nel 1866), risalente al 1593 a seguito della donazione del Barone di Orosei don Gabriele Manca per una promessa al visitatore generale dell’ordine, P. Luigi de la Cruz. Il convento sorse in un’area periferica del borgo, vicino alla più antica chiesa di San Paolo fatta edificare nel 1572 dal Pievano di Nuoro don bartolomeo Manca. Il Convento divenne un centro culturale essendo accompagnato da una scuola che istruì alcuni giovani nuoresi nella retorica, filosofia e teologia.
  • Chiesa di San Carlo (Santu Caralu)
    La semplice chiesetta, un oratorio in realtà, era frequentata dallo scultore Francesco Ciusa, la cui casa natale si trova proprio di fronte. All’interno del tempio si trova la tomba dell’artista, sopra la quale è collocata una delle copie della famosa scultura La madre dell’ucciso, opera con la quale Ciusa vinse la Biennale di Venezia nel 1907.
  • Chiesa della Madonna della Solitudine (sa Soledade)
    La chiesetta, cara al premio Nobel Grazia Deledda, che la cita nelle sue opere, si trova sulla strada che conduce al Monte Ortobene, immersa nel verde. Di origine seicentesca, è stata ampiamente rimaneggiata; ospita la tomba della Deledda.
  • Chiesa di Santa Maria di Valverde (N.S. de Balubirde)
  • Chiesa della Madonna del Monte Nero (Virgin ‘e monte)
    Come si legge su una lapide esposta sopra l’ingresso, fu costruita in soli 30 giorni e dedicata alla Madonna del Monte Nero dai Fratelli Pirella (Melchiorre, insegnante e canonico a Cagliari, successivamente vescovo di Bosa e Ales; Giovanni Angelo e Pietro Paolo, sacerdoti, tutti e tre nativi di Nuoro) il 26 aprile 1608; narra la leggenda (riportata anche nel romanzo “Cosima” di Grazia Deledda) che uno dei fratelli, di ritorno dal santuario della Madonna del Monte Nero vicino a Livorno, si trovò in mezzo ad una tempesta, e promise di costruire una chiesa sulla prima cima dell’isola che avesse visto se si fosse salvato. È situata nel parco del Monte Ortobene a circa 900 metri d’altitudine. Oggetto di un grave atto di vandalismo nel 2002, è ancora in attesa del completamento dei lavori di restauro.
  • Chiesa di San Leonardo (Santu Lenardu)
    Nostra Signora del Carmelo, in via Massimo d’Azeglio.

Monumenti

  • Piazza Sebastiano Satta (Costantino Nivola);
  • Statua del Redentore, eretta nel 1901 (sul Monte Ortobene);
  • Scultura “Madre dell’ucciso” (Francesco Ciusa) (nella chiesa di San Carlo);
  • Porta della Città;
  • Porta della Barbagia con Madre mediterranea (Pietro Cascella);
  • Sa Conca, rifugio sotto roccia utilizzato come ovile (sul Monte Ortobene);
  • Rocciai del Monte Ortobene – monumenti naturali;
  • Nuraghi Nurdole; Noddule; Tanca Manna.

Piazza Sebastiano Satta

La piazza-monumento è posta al centro di Nuoro fra il corso Garibaldi e il rione di Santu Prédu. Si tratta di piazza ideata da un importante artista contemporaneo. L’idea di utilizzare questo spazio, la vecchia piazza Plebiscito, per onorare il “vate di Sardegna”, Sebastiano Satta (1867-1914), venne infatti perfezionata nel 1967 con l’incarico allo scultore oranese Costantino Nivola (1911-1988), reduce dall’esperienza americana a contatto con architetti come Le Corbusier o Saarinen. Nivola iniziò ad eseguire una serie di schizzi e scelse la strada minimalista con l’inserimento di piccole rappresentazioni in bronzo in giganteschi massi granitici provenienti dal monte Ortobene, anche al fine di legare il paesaggio urbano e quello del Monte visibile sullo sfondo della piazza.

La piazza è di forma irregolare e pavimentata da piccole pietre di granito bianco squadrate, da cui sembrano nascere panche formate da parallelepipedi regolari dello stesso materiale. Le indicazioni simboliche emergenti dalla piazza rimandano alla cultura sarda, antropologica e arcaica. Nelle cavità protettive e allusive delle rocce la figura del poeta, rappresentata da otto piccole statue in bronzo, vi trova accoglienza, esaltazione fantastica o riposo. Qui la personalità di Sebastiano Satta è ripresa nei suoi diversi aspetti, umani e artistici. Nivola ha preteso l’intonaco e il bianco calce negli edifici circostanti per dare ampiezza, luminosità e semplicità all’architettura casuale degli abitati, tra i quali si riconosce la stessa casa in cui visse il poeta.

Il Monte Ortobene

L’Ortobene è il monte dei nuoresi per eccellenza. Accoglieva tra i suoi boschi e i suoi graniti antichi abitati medioevali come Gortove(ne) (Ortobene), e Séuna lungo le rive del ruscello “Ribu de Séuna”. Luogo di grande pregio paesaggistico e naturalistico, le sue fresche foreste sono meta di escursioni ad un passo dalla città. Offre inoltre grandi suggestioni in occasione delle nevicate invernali. La vetta raggiunge i 955 m s.l.m. In cima si raggiungono diversi belvedere ampiamente panoramici sul Monte Corrasi di Oliena, verso il Supramonte, il Gennargentu ed il mare. Importante e suggestivo è quello che ospita la statua del Redentore, opera di Vincenzo Ierace, cui è ispirata l’importante sagra folkloristica di fine agosto. La flora e la fauna sono quelle tipiche della Sardegna centrale, con boschi di lecci, volpi, cinghiali, ghiri, falchi e persino una coppia di aquile reali. Di rilevante interesse turistico ed antropologico è la cosiddetta “sa conca”, una residenza rurale suggestiva e unica ricavata all’interno di un enorme masso di granito cavo e di forma sferica, situato sul ciglio della strada che porta al parco di “Sedda Ortai”. Sempre nella zona di “Sedda Orthai”, si trovano le tracce di un antichissimo villaggio (e di fortificazioni) del periodo alto medioevale. Ai piedi del monte in località Borbore si trova una interessante zona archeologica dove vi sono ancora varie Domus De Janas (secondo la tradizione “case delle fate”), necropoli risalenti al Neolitico finale (cultura di Ozieri, 3200-2800 a.C.) ed Eneolitico (cultura Monte Claro, 2400-2100 a.C.). In cima si trova l’antica chiesa campestre di Nostra Signora ‘e su Monte. Presso le pendici settentrionali del Monte vi sono ulteriori tracce del vissuto storico dell’uomo come il santuario di Valverde, i ruderi delle chiese di Sa Itria e di Santu Jacu, che presentano ancora i muri perimetrali e le basi degli archi in granito, infine le tracce della Chiesa di Santu Tomeu. Queste strutture religiose, insieme al mulino ottocentesco sito in località “Caparedda”, meriterebbero interventi di recupero e restauro. Interessanti, infine, i numerosi “rocciai”, cumuli naturali di massi granitici, nati con l’erosione dei venti, che assumono spesso forme inusuali come ad esempio le rocce dell’Orco, o quella della spugna.

Il borgo di Lollove

Si tratta di un borgo di origini medievali, isolato, abitato da poche decine di residenti, sospeso nel tempo e nel silenzio. Oggi questo minuscolo gruppo pittoresco di case costruite all’autentica ed antica “maniera sarda” regala un’atmosfera affascinante. Fra i ruderi abbandonati e le poche case abitate si erge la chiesetta seicentesca della Maddalena, in stile tardo-gotico, con archi a sesto acuto in trachite rossa. Nel villaggio non vi è alcun tipo di attività commerciale. Si tramanda la leggenda che il borgo venne colpito dalla maledizione di alcune suore fuggite a causa della relazione carnale di qualcuna di esse con i pastori: “Sarai come acqua del mare; non crescerai e non morirai mai”.

Dal Dizionario Angius Casalis si apprende che: I lollovesi sono nella diocesi di Nuoro, e curati nello spirituale da un solo prete. La chiesa parrocchiale di antica struttura è sotto l’invocazione di s. Maria Maddalena. Il principale del paese la crede edificata da’ goti, perché la campana ha una iscrizione in caratteri gotici! Le feste principali sono per la titolare, per s. Biagio, e per s. Eufemia. Come non hanno ospiti, così se la godono essi soli quasi in famiglia e ballano a coro di voci. Il cimiterio è contiguo alla chiesa e sta fuori dell’abitato a pochi passi. Quanti nascono, tanti muojono in questo paese. I numeri del movimento della popolazione sono nascite due, morti due, matrimonii due.

Fonte

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