Barletta

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Barletta (Varrètt o Barlètt in pugliese) è un comune italiano di 94.545 abitanti, capoluogo, con le città di Andria e Trani, della provincia di Barletta-Andria-Trani, in Puglia.

Il territorio comunale fa parte del bacino della valle dell’Ofanto e, oltre ad essere bagnato dall’omonimo fiume, che funge amministrativamente come linea dividente tra Barletta e Margherita di Savoia, ne ospita anche la foce. Il comune, che comprende la frazione di Canne, sito archeologico ricordato per la celeberrima battaglia vinta nel 216 a.C. da Annibale, è stato riconosciuto come città d’arte dalla Regione Puglia nel 2005 per le sue bellezze architettoniche.

Geografia

Il territorio di Barletta, esteso su oltre 14.691 ettari e con circa 13,5 km di costa, si affaccia sul mare Adriatico all’imboccatura sud-est del golfo di Manfredonia, di fronte al promontorio del Gargano, nell’area costiera in cui il litorale roccioso della Terra di Bari modifica le sue caratteristiche giungendo alle sabbie della foce del fiume Ofanto. Questo delimita a nord-ovest il territorio barlettano, che pertanto fa parte della valle dell’Ofanto. Il fiume ha sempre avuto un’influenza determinante sull’attività agricola della zona. Il corso fluviale segna anche il passaggio dalla Murgia carsica, sulla riva destra, alla vasta e fertile piana del Tavoliere delle Puglie, su quella sinistra.

La città sorge sulla costa 5 km a sud-est dalla foce dell’Ofanto ed è ubicata su di un bassopiano che varia dai 10 ai 30 metri sul livello del mare mentre il territorio comunale risulta compreso tra i 0 e i 158 metri sul livello del mare determinando così un’escursione altimetrica pari a 158 metri. Il centro abitato si estende per una lunghezza da est ad ovest di circa 6 km, una larghezza da nord a sud di circa 2 km ed un perimetro di circa 13 km. Confina, da nord in senso antiorario, con i comuni di Margherita di Savoia, che dista circa 13,6 km dal centro abitato; Trinitapoli, a circa 17,4 km; San Ferdinando di Puglia, a circa 19,6 km; Canosa di Puglia, a circa 22,2 km; Andria, a circa 11,3 km; Trani, a circa 13 km.

Morfologicamente, il territorio comunale è caratterizzato da un’altimetria discendente dall’entroterra verso il mare e presenta un rilevante salto di quota solo a ridosso delle antiche mura urbiche, dove l’area intra-moenia è posta a un livello superiore, che varia dai cinque ai sette metri, rispetto a quella sottostante, caratterizzata progressivamente verso il mare da arenili, litoranea e spiaggia.

Il terreno su cui insiste il territorio di Barletta è quello tipico della costa pugliese, caratterizzato geologicamente dalla presenza di arenarie, calcareniti, sabbia, argilla e tufo. Le trasformazioni antropiche del suolo avvenute nel corso dei secoli hanno visto però il territorio modificare il suo paesaggio agricolo. Analizzandone infatti la storia della flora è possibile notare cambiamenti sostanziali dal XIX secolo ad oggi. L’area protesa verso Canosa, calcarenitica, precedentemente adibita a prato per il pascolo, a vigneti e ad alberi da frutta oggi denota la totale scomparsa del verde a pascolo a vantaggio di vigneti e oliveti. Stessa sorte è toccata alla zona verso Canne che non mostra più cerealicoltura e vegetazione spontanea, tipica anche delle sponde dell’Ofanto, caratterizzate da un terreno argilloso, ma vigneti e oliveti, resi possibili nel caso delle rive fluviali con la costruzione di argini che hanno permesso di evitare i danni delle inondazioni avvenute fino al XIX secolo. Il territorio verso Trani, in precedenza paludoso, è stato bonificato ma quest’opera ha indotto allo stesso tempo una spontanea scomparsa delle specie fino ad allora presenti nei pressi delle acque stagnanti. La zona compresa tra Barletta ed Andria non mostra invece segni di sostanziali modifiche, mantenendo la sua tipica vegetazione ricca di oliveti.

Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media), Ordinanza PCM n. 3274 del 20 marzo 2003

Monumenti e luoghi d’interesse

Caratteristico è il centro storico, costituito da numerose chiese e palazzi di notevole interesse storico e artistico, con il borgo medievale a ridosso della Cattedrale e delimitato perimetralmente dai giardini del castello e dai tre assi viari principali della città, ossia corso Vittorio Emanuele, corso Garibaldi e via Cavour, che rispettivamente conducono a Margherita di Savoia, Canosa e Trani.

Tra i principali monumenti della città vi sono architetture militari come l’imponente castello, sede del Museo civico, del Museo della Memoria e della biblioteca comunale; il Colosso, localmente noto come “Eraclio”, un’enorme statua in bronzo risalente al V secolo. Il Colosso sorge nei pressi di una delle architetture religiose più antiche del comune, la basilica del Santo Sepolcro, un edificio romanico che testimonia la chiara impronta del culto dei crociati a Barletta; la cattedrale, esempio di fusione tra stile romanico e gotico; architetture civili come il Teatro Curci e il Palazzo della Marra, esempio di barocco leccese al di fuori del Salento e sede della Pinacoteca De Nittis; la Cantina della Disfida, in cui si è tenuto lo scontro verbale che ha condotto all’omonima battaglia tra cavalieri francesi e italiani, e il sito archeologico di Canne, luogo di scontro tra le truppe romane e quelle cartaginesi, che custodisce i resti della cittadella medievale.

Concattedrale di Santa Maria Maggiore

La Concattedrale di Santa Maria Maggiore costituisce il fulcro principale della vita religiosa della città, nonché il suo cardine urbanistico: il tessuto urbano di Barletta si è infatti sviluppato a partire dal polo ecclesiastico dall’attuale basilica. La chiesa risulta posta al termine del tracciato direttore originario del primo nucleo cittadino. È situata nei pressi del castello, a cui volge le absidi gotiche. L’edificio attuale si presenta come un’architettura non unitaria, costruita nel corso di vari secoli. Si distingue in una parte sotterranea ed una all’odierno livello stradale e risulta essere il frutto di stratificazioni millenarie, che hanno visto il sovrapporsi di tombe a grotticella del III secolo a.C., una basilica paleocristiana del VI secolo con ampliamenti di epoca altomedievale, risalenti al IX secolo, e infine l’edificio come si vede oggi, composto da due parti nettamente distinte: quella anteriore tipicamente romanica (XII secolo), e quella posteriore realizzata in forme gotiche (XIV secolo). Il campanile risale invece al XII secolo.

La chiesa ha raggiunto il suo massimo splendore durante le crociate, fungendo da punto di transito per i pellegrini che si recavano in Terrasanta. Risulta disposta secondo un orientamento est-ovest, con absidi rivolte ad oriente. Caratterizzata da un impianto basilicale, risulta divisa in tre navate con cappelle laterali nell’ala meridionale; presenta nell’area presbiterale un ciborio dietro cui si apre il coro. L’edificio è tornato al suo antico fasto dopo una lunga serie di lavori di restauro durati prima dal 1955 al 1981 e in una seconda fase dal 1981 al 1996.

Fu elevata a cattedrale dal beato Pio IX con bolla del 21 aprile 1860. È basilica minore dal 1961. Attualmente è concattedrale dell’arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie.

Basilica del Santo Sepolcro

Situata in una posizione strategica, nei pressi dei quali si leva il Colosso di Barletta, tra due antichi ed importanti assi di comunicazione viaria, l’adriatica e la via Traiana che conduce a Roma, la basilica del Santo Sepolcro, come dice la sua stessa denominazione, conserva uno stretto legame con la Terra Santa e il Sepolcro di Gesù Cristo. Per tale motivo è stata meta di transito per i pellegrini diretti in Terra Santa e per i crociati in viaggio, dal porto di Barletta, verso Gerusalemme.

L’edificio fu eretto in forme gotico-borgognone alla fine del XII secolo. La facciata principale presenta una porta con arco ogivale, due archi ciechi e resti del pronao. Caratteristica è la fiancata sinistra caratterizzata da profonde arcate cieche con un portale gotico a baldacchino.

All’interno la chiesa presenta un impianto basilicale a tre navate, scandite da sette campate, il braccio trasversale del transetto e un’abside terminante per navata; peculiari sono il nartece sormontato da una tribuna, che precede le tre navate su pilastri, con archi e volte ad ogiva risalenti alla fine del XIV secolo, una cupola all’incrocio dei bracci. A sinistra dell’ingresso è posto il fonte battesimale, risalente al XIII secolo. Presso l’altare dell’abside destra si trova una Madonna bizantineggiante del XVI secolo. Nella cappella sovrastante il nartece è posto il Tesoro, che comprende una croce patriarcale binata, un tabernacolo con il Cristo in Maestà in mandorla, una colomba eucaristica in rame dorato, un ostensorio risalente al XII secolo nonché degli affreschi del XIII secolo. Nell’intento di favorire il culto della Croce, nel 1708 venne fondata l’Arciconfraternita del Santo Legno della Croce, attualmente ancora esistente.

Chiesa di San Gaetano

La chiesa di San Gaetano risale al XVII secolo e conserva al suo interno una reliquia della Sacra Spina. È stata fondata nel XVII secolo dall’ordine dei Teatini, giunti a Barletta nei primi anni del secolo. Il complesso edilizio su cui si erge la chiesa era già presente al momento della fondazione ed era sede di una piccola chiesa intitolata a san Giuseppe. Chiesa e convento sono stati poi trasformati, prendendo la denominazione attuale nel 1667. La chiesa è situata lungo via Cialdini, strada su cui si trovano numerosi altri edifici conventuali, quali quello di San Ruggero, Santa Maria della Vittoria e il Monte di Pietà. Nella primavera del 1656 iniziarono i lavori per l’edificazione dell’attuale chiesa; lavori poi sospesi per due anni a causa della peste sopraggiunta durante quello stesso anno e che terminarono nel 1667. Quando l’ordine dei Teatini fu soppresso la chiesa fu affidata ai confratelli della Santissima Trinità, che portarono con sé la preziosa reliquia della Sacra Spina della quale erano divenuti custodi, con il compito di renderle solenne omaggio nella quinta domenica di quaresima, portandola in processione. Da circa vent’anni il rito processionanel è stato sostituito dalla via Crucis, al termine della quale, sul sagrato della chiesa, viene intonato il canto del Christus minore, realizzato dal compositore barlettano Giuseppe Curci.

Chiesa di San Giacomo

La chiesa di San Giacomo, sita lungo corso Vittorio Emanuele e risalente all’XI secolo, si erge dove in antichità vi sarebbe stato un luogo di culto pagano. Risulta disposta lungo l’asse est-ovest, parallelamente al corso, con altare ad oriente. L’accesso principale in origine non corrispondeva a quello attuale ma era posto sul fronte occidentale. In seguito però l’occupazione del suolo ad ovest della chiesa e la saturazione degli spazi mediante occupazione del suolo con edifici di carattere residenziale, ha portato a spostare l’accesso sul lato nord, dove è oggi, dando luogo al portale che prende il nome di Porta maggiore. Il fronte principale vede la presenza, nel mezzo, di un obelisco con orologio.

Nel 2001 la chiesa ha subito ingenti lavori di restauro, che ne hanno riportato in luce le linee architettoniche originarie. Sono state ripristinate monofore di varie epoche, il soffitto a capriate del XVIII secolo, nonché la cappella del Santissimo Salvatore con la duecentesca volta a crociera. La chiesa possiede un ricco patrimonio di tavole, tele, oggetti liturgici, reliquiari e paramenti sacri risalenti al periodo compreso tra il XIII e il XX secolo.

Chiesa di Sant’Andrea

La chiesa di Sant’Andrea è una delle chiese più antiche della città. Le prime testimonianze documentate risalgono al XII secolo ed individuano nell’area un tempio dedicato al Santo Salvatore. Nel XVI secolo i Della Marra, che erano proprietari dell’edificio religioso, lo donarono ai frati Minori Osservanti, la cui chiesa di Sant’Andrea fuori le Mura era stata distrutta durante il sacco del 1528. La distruzione portò gli Osservanti con il loro complesso conventuale all’interno delle mura. La chiesa ha subito più fasi di costruzione e successivi ampliamenti, che si sono susseguiti fino al Novecento, quanto è stato realizzata l’apertura di una nuova strada a levante della fabbrica, denominato vicoletto Sant’Andrea, oggi via Bruno Marino. La chiesa, divisa in tre navate con cappelle laterali, oggi ha due accessi: uno principale rivolto verso ovest, a cui si accede attraverso una ripida scalinata da via Sant’Andrea, e uno secondario posto a sud, che si apre su uno slargo posto alla medesima quota altimetrica. La chiesa, sottoposta recentemente a restauro conservativo, è stata riaperta.

Fonte

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