Domodossola

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Domodossola (Dòm in dialetto ossolano, spesso abbreviata in Domo in italiano, dalla forma Domo d’Ossola) è un comune italiano di 18.494 abitanti della provincia del Verbano-Cusio-Ossola.

La città è il centro principale della Val d’Ossola e si trova nella piana del fiume Toce, alla confluenza di Val Bognanco, Val Divedro, Valle Antigorio-Formazza, Valle Isorno e Val Vigezzo.

Geografia

La città si adagia sul conoide di deiezione del torrente Bogna, che si allarga tra la frazione Caddo di Crevoladossola e il Sacro Monte Calvario, occupando la porzione media del bacino del fiume Toce. Il territorio comunale si estende tra i 238 m s.l.m. e i 2635 m s.l.m., per un totale di 36,9 km².

Il clima è alpino con inverni freddi ed estati miti.

Monumenti e luoghi d’interesse

Piazza Mercato e il centro storico

Simbolo della città, Piazza Mercato è caratteristica per i portici quattrocenteschi a sostegno delle case padronali a balconate e loggette del XV e XVI secolo. I capitelli delle colonne, che sostengono archi romanici e gotici scompagnati, sono finemente scolpiti i e nelle testate recano stemmi delle casate ossolane, tra le quali figurano i De Rodis, i Silva, i Da Ponte e i Ferrari. Nel centro della piazza si ergeva l’antico palazzo trecentesco del Comune, demolito nel 1805 per aprire la strada napoleonica del Sempione. Sul lato settentrionale era localizzato anche il palazzo del vescovo-conte con la relativa torre, mentre a sud si impone ancor oggi il Teatro Galletti. La concessione del mercato settimanale al borgo di Domodossola, secondo la targa posta nel 1891 in piazza, sarebbe stata fatta da Berengario I il 19 dicembre 917. In realtà il diploma originale è stato alterato: certo è che tuttavia il mercato sia assai antico, probabilmente presente già all’epoca dei Leponzi.

Di particolare interesse anche la Via Briona, sovrastata dalla torre trecentesca del palazzo vescovile,che, partendo dalla Piazza Mercato, fungeva da via d’accesso per i principali passi transalpini. Racchiusa fra case con tetti in piode e apprezzata per i balconcini sostenuti da cariatidi, era la strada dei mercanti, ove vi transitava anche la diligenza svizzera del Sempione.

Restano ormai poche tracce delle antiche mura pentagonali, che già dai primi del 1300 cingevano il borgo di Domodossola. Nucleo principale della cinta muraria era il castello (sito nei pressi dell’attuale piazza Tibaldi), il Castrum novum già citato in pergamene del 1001 e il 1007, che venne abbattuto nel 1804 per aprire la strada napoleonica del Sempione. Oggi sono ancora visibili i resti di una torre angolare unita alle mura su via Facchinetti e la Torretta, bell’esempio di torre in beola locale, cui fu aggiunto il portico e il tetto a metà Ottocento.

Tra i quartieri più antichi del borgo è La Motta (ossia monticello, cumulo), probabilmente così chiamata per i depositi di detriti dovuti alle inondazioni del torrente Bogna. In via Carina è possibile ammirare abitazioni con balconate in larice, testimonianza dell’influenza walser, mentre fulcro del quartiere è la Piazza Fontana con al centro la fontana ottagonale e un piccolo obelisco. Obelisco di dimensioni maggiori, proveniente da un antico cimitero, occupa la posizione centrale in Piazza Chiossi. Infine è caratteristico l’arco a sesto acuto a strisce bianche e scure di Vicolo Andromia.

Architettura religiosa

Chiesa Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio

Monumento nazionale, è stata ricostruita tra il 1792 e il 1798 su disegno dell’architetto regio Matteo Zucchi, a partire da una chiesa preesistente risalente al XV secolo. La collegiata, ricca di stucchi e dorature, è a tre navate con sei cappelle oltre all’altar maggiore. A causa di mancanza fondi, rimase senza facciata fino al 1954, quando, approvato il progetto dell’architetto Giovanni Greppi, con l’aiuto dell’arciprete Monsignor Luigi Pellanda fu completata la nuova facciata. Quest’ultima fa spiccare il portichetto barocco e dà risalto al portale romanico (scoperto durante i lavori), proveniente dalla prima collegiata domese situata nei pressi del castello e demolita a metà ‘400 per ragioni militari. Nella navata sinistra è visibile un architrave in serpentina (presumibilmente appartenente all’antico portale), donato nel 1954 dalla Fondazione Galletti, raffigurante Carlo Magno nell’atto di ricevere l’orifiamma e una scena della battaglia di Roncisvalle. Tutti gli affreschi interni e i tre grandi catini della navata centrale sono opera di Lorenzo Peretti, mentre il Crocefisso sull’altar maggiore è opera del maestro intagliatore Giorgio de Bernardis. Una pala d’altare di valore, attribuita ad Antonio d’Enrico detto il Tanzio, raffigurante “San Carlo che comunica gli appestati” è situato nella cappella di San Carlo.

Santuario della Madonna della Neve

Il Santuario risale al XVII secolo e nell’atrio si presenta con un affresco, dipinto da Carlo Mellerio nel 1674, dedicato proprio al miracolo della nevicata estiva sul colle Esquilino di Roma. La Chiesa, in passato più volte danneggiata dal torrente Bogna, conserva al suo interno numerosi affreschi di pregio. Tra questi il dipinto Matrimonio della Vergine attribuito al pittore fiorentino Luigi Reali e l’ancona di legno dorato e dipinto (che racchiude l’affresco trecentesco della Madonna e del Bambino), opera di Francesco de Tatti.

Architettura civile

Palazzo Silva

Monumento nazionale, Palazzo Silva fu ristrutturato, a partire da una dimora gentilizia trecentesca preesistente, intorno al 1519 dal condottiero Paolo della Silva, nobile al servizio di Francesco I di Francia. E’ uno dei migliori esempi di casa patrizia rinascimentale della regione subalpina. Il cancello di ferro battuto su Via Paletta racchiude al suo interno la “corte dei marmi”, in cui è conservato un portale a sesto acuto. Particolare attenzione merita la scala a chiocciola in sarizzo, che partendo dai sotterranei raggiunge il tetto, mettendo in comunicazione tutti i piani della casa. I camini, gli stemmi gentilizi e la parte decorativa delle finestre e delle porte (ove è spesso ripetuto il motto della famiglia Silva “Humilitas Alta Petit”), sono in marmo di Crevoladossola. L’attuale Piazza Chiossi, antistante l’edificio in origine era occupata dal brolo, il giardino con pozzo e annesso frutteto. Nell’anno 1882 l’edificio venne acquistato dalla Fondazione Galletti e successivamente ceduto al Comune. E’ ora sede di Museo: in grandi sale gentilizie arredate ospita opere scultoree lignee, stemmi in marmo, reperti etruschi e romani, incisioni, frammenti di mummie egiziane, quadri dal ‘500 al ‘700, costumi ossolani e armature.

Palazzo Mellerio

Deve il suo nome al Conte Giacomo Mellerio (1777-1847), Gran Cancelliere del Regno Lombardo-Veneto . Il conte, grande benefattore, affidò nel 1816 la costruzione del palazzo al cognato, l’architetto Gian Luca della Somaglia, con l’intento di renderlo un complesso di scuole superiori. Inaugurato il 5 novembre 1818, in questo palazzo il Mellerio fondò il primo ginnasio dell’Ossola. Nel 1837 il conte cedette il palazzo e la direzione del ginnasio all’abate Antonio Rosmini, che vi aggiunse un convitto. Nel 1874, quando scuole e convitto passarono nel nuovo collegio Mellerio-Rosmini, di fronte al Santuario della Madonna della Neve, il palazzo fu ceduto al Comune. Sulla facciata si trovano ancora il medaglione del Mellerio e un bassorilievo di Rosmini. Il palazzo, che ospitò anche la Pretura, è ora sede della Polizia Municipale e di uffici comunali.

Palazzo San Francesco

Fu costruito sulla pianta di una chiesa antecedente (risalente alla fine del XIII secolo) in onore del Santo omonimo. Quest’ultima, a cui era annesso un convento, era a tre navate delimitate da dodici colonne in serizzo con capitelli scolpiti simboleggianti scene eucaristiche, sfingi, mascheroni, foglie d’acanto. Proprio nel convento si tennero quattro concili provinciali (XV e XVI secolo) e il 19 marzo 1381 venne firmato l’atto di dedizione degli Ossolani ai Visconti. Per ricordare questo fatto il municipio chiamò “Piazza della Convenzione” il largo davanti alla facciata della chiesa. Con l’età napoleonica l’edificio cadde in rovina, fu in gran parte abbattuto e ricostruito. Acquistato nel 1884 dalla Fondazione Galletti, fu successivamente ceduto al Comune. E’ attualmente in restauro, al fine di renderlo sede museale.

Collegio Mellerio-Rosmini

Dedicato al beato Antonio Rosmini, sorge di fronte al Santuario della Madonna della Neve. Il collegio, progettato dall’architetto ticinese Ghezzi, venne inaugurato il 29 settembre 1874. Contiene una ricchissima biblioteca (circa 60.000 volumi) ed è sede di un Museo di Scienze Naturali, visitabile su richiesta. E’ annesso al collegio l’Osservatorio geofisico eretto nel 1876.

Palazzo di Città

Progettato dall’architetto Giovanni Leoni di Torino, è stato edificato nel 1847. Nel 1944 fu sede della Giunta Provvisoria di Governo della Repubblica partigiana dell’Ossola: ai nostri giorni il consiglio comunale si riunisce proprio nella sala storica della Resistenza ossolana. Antistante il palazzo nel 1899 venne posto il monumento dedicato a Gian Giacomo Galletti, benefattore cittadino, il cui lascito diede vita alla Fondazione Galletti.

Stazione Internazionale

La stazione fu edificata quando Domodossola entrò in collegamento ferroviario con Novara nel 1888. Il maggior ampliamento, su progetto dell’architetto Luigi Boffi di Milano, avvenne nel 1906, con l’apertura del traforo del Sempione. La cornice marcapiano in granito di Baveno e le tre cimase sormontate da pennoni danno notevole risalto all’imponente struttura.

Il Sacro Monte Calvario

Il Sacro Monte di Domodossola venne edificato nel 1657 per volontà dei frati Cappuccini Gioacchino da Cassano e Andrea da Rho. Nel 2003 questo straordinario complesso monumentale è stato inserito dall’UNESCO nella Lista del Patrimonio dell’Umanità insieme ad altri sei Sacri Monti piemontesi. Il Sacro Monte di Domodossola è curato dai padri Rosminiani.

Fonte

La descrizione sopra è presa dall’articolo di Wikipedia Domodossola, con brevetto CC-BY-SA. La lista completa di coloro che hanno contribuito alla stesura dell’articolo è disponibile qui.
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