Nettuno

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Nettuno è un comune italiano di circa 47.000 abitanti, in provincia di Roma. Si trova a 60 chilometri da Roma ed è l’ultimo comune a sud della provincia di Roma, Lazio, essendo situato a pochissimi chilometri dalla città di Latina. Si trova infatti al confine tra l’agro romano e l’agro pontino. È una città del litorale laziale ed è bagnata dal Mar Tirreno. Confina a nord e ad ovest con il comune limitrofo Anzio, e con la provincia di Latina: ad est con Aprilia e a sud con l’omonimo comune capoluogo.

Le origini

Le origini di Nettuno sono accomunate a quelle della gloriosa Antium, città fondata dai Latini, poi occupata dagli antichi Volsci e formata delle odierne Anzio e Nettuno. È probabile che i Volsci abbiano occupato questa regione tra il IX e l’VIII secolo a.C. L’Antium volsca comprendeva gran parte del territorio di Nettuno e nella parte più alta della riviera nettunese, oggi Villa Borghese, sorgeva l’acropoli.

C’era un porto, che fungeva da foro per il mercato e di deposito per i viveri, chiamato Cenone (dove ora c’è l’attuale borgo). Nell’antichità Antium (le attuali Anzio e Nettuno) fu per un lungo periodo capitale della popolazione dei Volsci, finché non venne assorbita nello stato romano. La città ospitò Cicerone quando, tornato dall’esilio, vi riorganizzò i resti delle sue biblioteche, desiderando metterli in un posto sicuro. I romani più eminenti vi costruirono bellissime ville in riva al mare.

Furono soprattutto gli imperatori della dinastia Giulio-Claudia che ebbero frequenti contatti con la città marittima; mentre tra i personaggi influenti si ricorda che Mecenate vi possedeva una villa. Ad Antium nacquero gli imperatori Caligola e Nerone, quest’ultimo nato nei pressi dell’attuale Piazza della Libertà di Nettuno.

L’antica Antium comprendeva il territorio dove oggi sorge Nettuno; infatti secondo gli storici, molti nobili romani avevano le loro ville nei pressi del fiume Loracina oggi Loricina, nei pressi del quale infatti sono stati trovati molti reperti archeologici. La parte più importante della città di Antium, si trovava sull’altura occupata oggi dalla Villa Bell’aspetto o Villa Borghese.

A Nettuno sono state trovate molte targhe antiche di marmo con vari iscrizioni: una di queste recita “Nettuno olim Antium” ovvero “Nettuno una volta Antium”. È quindi a Nettuno che viene attribuita la continuazione diretta dell’antica Antium; anche se l’attuale città di Anzio si sente comunque discendente dell’antica Antium, essendosi essa stessa sviluppata da Nettuno tra il 1827 e il 1857.
Sempre a Nettuno inoltre si troverebbero la maggior parte degli Antichi templi dedicati agli dei della mitologia romana come il tempio di Ercole, le cui rovine sarebbero al di sotto della Fortezza San Gallo, il tempio del Dio Nettuno sotto l’attuale chiesa di San Giovanni nel Borgo medievale mentre il tempio della Dea Fortuna si troverebbe sotto la chiesa di San Francesco.

Inoltre pare che l’intera città di Nettuno sia attraversata da una grande rete di gallerie sotterranee che altro non sarebbero che le rovine nettunesi dell’antica Antium e che tra l’altro sono state utilizzate dai soldati americani durante la battaglia di nettuno e sbarco d’anzio.

Età romana

Presso l’attuale Nettuno, è stata rinvenuta un’iscrizione marmorea, risalente, forse, al II secolo d.C., nella quale si accenna all’esistenza di un tempio di Apollo, di una sorgente di acqua, di un foro per il mercato di erbe e di bestiame, di depositi di grano e di vestigia del porto di Nettuno. Nerone fece erigere un piccolo tempio al dio Nettuno sul Cenone, il ripiano che dominava il suo splendido porto in Antium.

Meno di dieci anni dopo la morte di Nerone, avvenuta il 9 giugno dell’anno 68, Antium era già quasi tutta in rovina. All’inizio del VI secolo Antium, come tante altre città, fu saccheggiata e distrutta dai Goti, che scorrazzavano per il Lazio e per il litorale romano seminando distruzione e morte. Fu così il quartiere di Nettuno a continuare la storia dell’antica Antium: il porto di Antium venne abbandonato, e tutti i sopravvissuti si spostarono in un piccolo gruppo di case intorno al tempio del Dio Nettuno, che dopo poco tempo sarebbe diventato l’attuale borgo medioevale di Nettuno.

Il nome di Antium riaffiorò dall’oblio solo nel 1827 con la nascita del Comune di Nettuno e del Porto d’Anzio. Nel 1857 papa Pio IX istituì il Comune di Anzio, cedendogli circa 1/3 di Nettuno.

Il Medioevo

Nel Medioevo il borgo fu ciò che rimase della vecchia Antium. Secondo gli storici il borgo era il quartiere cenone. Molte iscrizioni marmoree ritrovate recitano “Neptunum olim Antium” ovvero “Nettuno una volta Antium”oppure “Neptuno in Antium”. Infatti i sopravvissuti non fecero altro che cambiare il nome della città da Antium a Nettuno in onore del Dio Nettuno.

I nettunesi avevano la consapevolezza di far parte di quel territorio una volta chiamato Antium,e ci tenevano a chiamarsi “Nettunesi Antiatis”, per differenziarsi da tutti coloro che giunsero da altre località. I feudatari di Nettuno erano inizialmente i conti Tuscolo, poi i monaci di Grottaferrata ed i Frangipane.

Nel IX secolo, il paese subì l’invasione e la distruzione da parte dei Saraceni, arrivati con centotrenta navi, tredicimila uomini e cinquecento cavalli; gli abitanti scapparono verso i monti, nelle foreste, poi le truppe di papa Benedetto VIII, giunsero e decimarono i Saraceni, salvando così donne e bambini; si formò allora un nuovo nucleo di Nettuno.

Risale a questo periodo l’episodio per il quale le donne nettunesi per praticità o per civetteria adottarono il vestito saraceno, corto al ginocchio (alla saracena), acquisendo la fama di donne dalle cosce come colonne. Successivamente il Papa scacciò i Conti di Tuscolo, vi fortificò un castello, con torri e bastioni, che rappresenta l’attuale borgo medievale.

Nel 1427, dopo la morte di Rinaldo Orsini, viceré degli Abruzzi, Antonio Colonna divenne signore di Nettuno e di Astura, grazie a papa Martino V. In questo periodo a Nettuno vennero costruite molte ville medioevali come Villa Borghese o Bell’Aspetto, Villa Albani (oggi nel Territorio comunale di Anzio) e Torre Astura.

L’Età moderna

Le vicende del feudo di Nettuno durante il XVI secolo riflettono da vicino quelle dello Stato Pontificio: tali vicende furono a loro volta in relazione al fatto che Nettuno è comunque prossima a Roma; e per la sua collocazione geografica essa era dotata di postazioni difensive poste a guardia sul mare; inoltre Nettuno era in tale periodo feudo della potente famiglia dei Colonna e lo fu per quasi tutto il secolo.

Nel XVI secolo Nettuno non era altro che un piccolo centro abitato, circondato da mura e da torri, e al cui centro sorgeva la chiesa di San Giovanni, poco più avanti del castello, c’era il Forte Sangallo, fatto costruire all’inizio del secolo, tra il 1501 ed il 1503, da papa Alessandro VI Borgia, per difendere lo Stato Pontificio dagli assalti di predoni, corsari, pirati arabi e africani. Di fronte alla fortezza c’era il convento di San Francesco. E poi una vasta campagna di circa 70 chilometri quadrati.

I residenti erano poche centinaia e molti in quel periodo vi migrarono dall’Abruzzo e dal napoletano, per la coltivazione del grano, la raccolta dell’uva, il taglio della legna, la produzione del carbone e la pesca. C’era una discreta economia, tale da assicurare ai suoi feudatari rendite ragguardevoli: grano, vino, orzo, legna e carbone, minerali, pelli conciate, lana, prodotto che venivano imbarcati dal porto di Astura, per andare verso Napoli o Pisa.

Nel 1501, subentrarono i Borgia, con papa Alessandro VI, dopo che quest’ultimo confiscò i possedimenti dei Colonna a causa della loro amicizia con i francesi. I Borgia in quell’anno affidarono ad Antonio da Sangallo la costruzione della fortezza, ma i Colonna se ne riappropriarono nel 1503, anno della morte di papa Alessandro VI. Grazie all’ascesa al soglio pontificio di Giulio II Della Rovere, alleato dei Colonna.

Il nuovo pontefice Giulio II Della Rovere, alleato della famiglia Colonna, d’intesa con questi, ordinò di eseguire l’esplorazione del territorio nettunese. Si scoprirono molte vestigia antiche che furono portati via, come la statua di Apollo, ora nel Museo Vaticano; il gladiatore combattente che portava scolpito il nome dello scultore Agasia; il Dositheo da Efeso, che si trova ora nel museo del Louvre a Parigi; il gladiatore moribondo, ora al museo capitolino; la statua del dio Nettuno, che si trova al museo Lateranense; Cibale nella Villa Doria Pamphilj fuori il Gianicolo, ed altre opere d’arte pregevolissime.

Nel 1535 nacque Marcantonio Colonna, feudatario di Nettuno, famoso per la sconfitta inflitta ai turchi nella battaglia di Lepanto nel 1571.

Secondo la tradizione, nel 1550 approdò alla foce del fiume Loricina, la statua di legno della Madonna col Bambino, la famosa Madonna delle Grazie di Nettuno, che veniva trasportata dall’Inghilterra a Napoli, per sottrarla alle persecuzioni di Enrico VIII contro i cattolici, in seguito allo Scisma anglicano.

Nel 1575 papa Gregorio XII, in occasione del Giubileo, notati gli sguardi dei pellegrini alle vesti di foggia saracena delle ragazze di Nettuno, ordinò loro di indossare vesti più lunghe: la Camera Apostolica pagò di suo pugno le modifiche alle vesti delle nettunesi, e si dovette ricorrere alle minacce per farle indossare.

Nel 1584 la vedova di Marcantonio Colonna, Felicia Orsini vendette il feudo a papa Clemente VIII Aldobrandini.

Nettuno, Astura e tutte le terre contigue vennero vendute nel 1594 da Marcantonio Colonna (III) alla Camera Apostolica per quattrocentomila scudi e papa Clemente VIII informò i nettunesi di questo suo acquisto tramite una lettera, nella quale promise di disboscare e ridurre a cultura tutto il territorio, per falo più prospero.

Nel biennio 1625/26 lo Stato Pontificio restaurò il borgo e ricostruì il baluardo di S. Rocco.

Nel 1656 l’epidemia della peste decimò più di mille nettunesi. Venne istituito il Monte Frumentario, per la distribuzione del grano ai più poveri.

Nel 1661, il vescovo di Albano Laziale diede inizio alla tradizionale e solenne processione della Madonna delle Grazie; inizialmente la prima domenica di maggio.

Tra il 1697 e il 1700 il pontefice Innocenzo XII fece costruire il nuovo Porto di Anzio, abbandonando quello che restava del porto Neroniano. Nel 1700 il Papa acquistò dal principe Giovanni Pamphilj tutta la valle intorno al nuovo porto, allo scopo di consentire ai nettunesi di costruirvi le loro abitazioni ed agevolarli nei loro commerci marittimi. Ma dopo l’inaugurazione del porto Innocenziano, i beneficiari ovvero i nettunesi, furono esclusi dalle attività marittime.

Nel 1857, per astii interni, gli abitanti della zona dietro il porto di Anzio chiesero la scissione dalla città di Nettuno; il Papa acconsentì a questa loro richiesta cedendo ad Anzio un terzo del vecchio territorio di Nettuno: il 1857 è la data formale della nascita di Anzio.

Il Novecento

Nel 1900 arrivò nelle strade del centro cittadino la corrente elettrica, che solo negli anni successivi si estese anche alle zone periferiche del paese.

Nel 1901 il ministro dell’Interno Giovanni Giolitti concesse al comune di Nettuno l’uso di una propria bandiera: un telo quadrato di seta celeste e verdemare, con l’asta blu, sormontata dal dio Nettuno.

Il 6 luglio 1902 morì nell’Ospedale Fatebenefratelli la piccola Maria Goretti, colpita a morte il giorno prima da Alessandro Serenelli, nella masseria di Conca. Fu canonizzata nel 1950.

Nell’estate-autunno del 1903, Gabriele D’Annunzio fu ospite dei Borghese nella villa Bell’Aspetto (Villa Borghese).

II 20 luglio 1925, nel Forte Sangallo, Mussolini firmò con i ministri della Jugoslavia, la convenzione di Nettuno, una serie di accordi economici e giuridici che interessavano specialmente le condizioni degli italiani in Dalmazia e le relazioni fra Zara e il retroterra dalmata e – data l’annessione di Fiume all’Italia – anche regolare i limiti delle acque territoriali tra Fiume e Sussak, nonché le zone di pesca di rispettiva competenza. Tra il 1939 ed il 1945, durante la guerra, Anzio e Nettuno vennero riunite sotto lo stesso nome e comune: Nettunia. Nel tratto di spiaggia compreso tra il bosco di Foglino e il Lido dei Pini (oggi comune di Ardea), il 22 gennaio del 1944 mezzi da sbarco anglo-americani diedero vita a quello che viene ricordato come lo Sbarco di Anzio (Operazione Shingle). A ricordo dell’accaduto venne edificato un monumento commemorativo proprio all’interno del bosco, nei pressi dell’entrata prospiciente il poligono militare.

Il Presidente della Repubblica (1999-2006) Carlo Azeglio Ciampi, il 24 febbraio 2003 ha insignito Nettuno del titolo di città. Oggi, è una città in via di espansione: il numero dei suoi abitanti cresce di anno in anno, anche per via degli esosi costi delle case della vicina capitale.

Fonte

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