Ravenna

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Ravenna (Ravêna in dialetto romagnolo) è una città di 159.497 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia in Emilia-Romagna.
Città più grande e storicamente più importante della Romagna, il suo territorio comunale è il secondo in Italia per superficie, superato solo da quello di Roma, e comprende 2 grandi parchi urbani (il parco II giugno e il parco I maggio) e l’oasi WWF di Punte Alberete.

Il centro città si trova a 10 km dal mare Adriatico, al quale è collegato per mezzo del canale Candiano che scorre tra Marina di Ravenna e la stazione centrale. Propaggini urbane si estendono fino al mare attraverso il porto di Ravenna che è uno degli scali più importanti dell’Adriatico.

Le spiagge ravennati vengono chiamate “lidi”, alcuni dei quali sono da considerarsi veri e propri quartieri, non essendoci soluzione di continuità con la città propriamente detta.

I nove lidi ravennati sono separati dal canale e amministrativamente vengono individuati come lidi nord, ossia Casal Borsetti, Marina Romea e Porto Corsini, e lidi sud cioè Marina di Ravenna, Punta Marina Terme, Lido Adriano, Lido di Dante, Lido di Classe e Lido di Savio.

Ravenna è stata capitale tre volte:

  • dell’Impero Romano d’Occidente (402 – 476);
  • del Regno degli Ostrogoti (493 – 553);
  • dell’Esarcato bizantino (568 – 751).

Per le vestigia di questo luminoso passato, Ravenna è una delle pochissime città del mondo a vantare ben otto monumenti dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO (vedi sotto).

Negli ultimi 10 anni la città ha conosciuto un periodo di grande espansione. Alla crescita demografica si è affiancata una serie di progetti architettonici che si concentrano in particolare attorno al canale Candiano, che collega la città al mare Adriatico. La Darsena di città e le antiche zone portuali sono al centro della rivoluzione urbanistica che la città conoscerà nel prossimi anni con la creazione di zone verdi, viali, zone a carattere commerciale, del polo nautico e del Tecnopolo per l’energia.

Monumenti e luoghi d’interesse

Patrimoni dell’umanità

Otto monumenti di Ravenna sono considerati Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO:

  • Mausoleo di Galla Placidia (prima metà del IV secolo, post 426)
  • Battistero Neoniano (430 circa, decorato verso il 458)
  • Cappella Arcivescovile (500 circa)
  • Basilica di Sant’Apollinare Nuovo (inizio del VI secolo, con ridecorazione parziale nella seconda metà del VI secolo)
  • Mausoleo di Teodorico (520 circa)
  • Battistero degli Ariani (prima metà del VI secolo)
  • Basilica di San Vitale (prima metà del VI secolo)
  • Basilica di Sant’Apollinare in Classe (consacrata nel 547)

Architettura religiosa

Dai documenti d’epoca, sappiamo che Ravenna fu dotata nei secoli VI e VII e nell’Alto e Basso Medioevo di molti edifici di culto. Quanto resta a noi è solo una minima parte di quello che fu costruito. Molti edifici sono andati distrutti, altri sono stati ristrutturati e hanno perso la loro originaria struttura.

Basiliche e chiese

  • Basilica Cattedrale Metropolitana della Santa Resurrezione, costruita nel XVIII secolo su progetto dell’architetto Gian Francesco Buonamici demolendo l’antica cattedrale a cinque navate con abside mosaicato detta Basilica Ursiana (dal nome del vescovo fondatore Ursus) dedicata alla Hagìa Anastasis, ovvero alla Resurrezione. Dell’antica cattedrale rimangono visibili fra gli altri (oltre al campanile ed al Battistero dedicato a S. Giovanni in Fonte): una porzione di muratura con arco d’ingresso murato; alcune delle 56 colonne che sostenevano le cinque navate dell’antico edificio; alcuni capitelli detti “a testa d’Ariete”; frammenti della decorazione musiva del XII secolo; marmi d’incerta ubicazione originari (in parte proveniente dalle spogliazioni della Schola Cantorium ubicata nella navata centrale) tagliati ed incastonati a formare il pavimento del nuovo edificio; e l’Ambone decorato con fasce di quadranti recanti animali simbolici. È sede dell’arcidiocesi di Ravenna-Cervia
  • La Basilica di San Francesco, ricostruita nel X-XI secolo sopra un precedente edificio dedicato agli Apostoli e poi a San Pietro. Dietro l’umile facciata di mattoni, sono presenti una navata centrale e due navate laterali. Sono visibili frammenti di mosaico della chiesa primitiva sul pavimento. In questa chiesa fu svolta la cerimonia funebre di Dante Alighieri nel 1321. Nella cappella di San Liberio era conservata la celebre statua giacente del giovane condottiero Guidarello Guidarelli, opera di Tullio Lombardo traslata nella Galleria Nazionale: “Giace la statua del defunto, chiusa nell’involucro rigido dell’armatura, le mani congiunte sulla spada, volta di tre quarti allo spettatore la testa, come tronco d’albero abbattuto”, così la descrive A. Venturi nella Storia dell’arte italiana.
  • La chiesa di San Giovanni Evangelista, costruita nel V secolo da Galla Placidia come ex-voto dopo un naufragio. Parzialmente distrutta da un bombardamento alleato durante la Seconda guerra mondiale è stata ricostruita negli anni ’50-’60 nella sua foggia originale.
  • L’antica chiesa dello Spirito Santo, costruita nel V secolo. Era originariamente la cattedrale del culto ariano, affiancata dal suo battistero.
  • La Basilica di Santa Maria in Porto (XVI secolo), con una ricca facciata del XVIII secolo. Ha una navata centrale, due navate laterali e un’alta cupola. Ospita l’immagine della famosa Madonna Greca, che fu portata a Ravenna da Costantinopoli.
  • Basilica di Sant’Agata Maggiore V secolo.
  • Basilica di S. Andrea Maggiore, parzialmente demolita e rimaneggiate, ora è adibita ad abitazione privata. Alcuni resti dell’abside e della torre campanaria sono visibile presso gli orti dei cappuccini.
  • La Chiesa di Santa Eufemia XVIII secolo, è l’accesso alla cosiddetta Domus dei Tappeti di Pietra (VI-VII secolo), che possiede all’interno splendidi mosaici provenienti da un palazzo bizantino.
  • Chiesa di San Barnaba, antica chiesa divenuto deposito temporaneo delle salme dei condannati a morte per impiccagione (da qui il toponimo di “Chiesa degli appesi o impiccati” era ubicata nell’area compresa fra la Basilica di Santa Maria Maggiore e la Basilica di Santa Croce. Le strutture esterne sono ancora leggibili chiaramente.

Architettura civile

Anche l’edilizia privata e di rappresentanza, soprattutto nei secoli VI e VII, fu di rilevante qualità, ma difficilmente documentabile, visto che ne sopravvivono scarsissime tracce.

Il più antico palazzo di Ravenna è il cosiddetto “Palazzo di Teodorico”, di fatto l’entrata della precedente chiesa di San Salvatore. Al suo interno sono presenti mosaici dal vero palazzo del re ostrogoto.

Ravenna fu una sede imperiale del Sacro Romano Impero nel X secolo. Una residenza imperiale fu fatta costruire da Onorio; successivamente fu rimaneggiata, sino a raggiungere l’entità di un quartiere interamente occupato da strutture legate alla presenza a Ravenna della corte imperiale. Di essa oggi sappiamo ben poco.

Sono degni di nozione anche altri edifici civili quali il Palazzo dei Rasponi del Sale, attuale sede della banca Unicredit in Piazza del Popolo, di recente ristrutturazione la facciata è stata riportata al nuovo riqualificando notevolmente l’estetica della piazza.

Nella medesima piazza è inoltre presente il Palazzo Merlato, residenza del Comune di Ravenna. Si tratta del rifacimento di un antico palazzo attribuito all’imperatore Teodorico durante la dominazione dei veneziani. Del palazzo originale restano le colonne mentre sotto le volte è possibile ammirare degli affreschi di notevole pregio risalenti alla prima metà del XVI secolo.

Sempre in Piazza del Popolo è presente il palazzo ex sede della Banca Nazionale del Lavoro, costruito dall’architetto Camillo Morigia il quale è collegato al palazzo della prefettura da un voltone dal quale è possibile scorgere la tomba di Dante, opera dello stesso architetto.

La Tomba di Dante, attigua al convento di San Francesco, costruita nel 1781 da Camillo Morigia a forma di tempietto, ospita le spoglie del Divin Poeta racchiuse in un sarcofago di epoca romana, arricchito dal 1483 da un bel bassorilievo di Tullio Lombardo con la figura del poeta visto di profilo, illuminato da una lampada che arde perennemente. Intorno al tempietto è stata istituita una Zona Dantesca di rispetto e di silenzio.

Sono da segnalare anche due edifici appartenuti alla famiglia nobiliare Rasponi: il Palazzo dei Rasponi dalle Teste, attuale sede dell’università in piazza J.F. Kennedy e il palazzo sede della Provincia di Ravenna, attiguo alla Basilica di San Francesco, dotata di bellissimi giardini.

Degna di interesse è anche la casa di Francesca da Polenta (meglio nota come Francesca da Rimini), sita in piazza Andrea Costa nell’attuale sede dell’albergo “Cappello”.

Infine va segnalato l’edificio del Teatro Dante Alighieri, completato nel 1852 con forme neoclassiche che lo avvicinano al Gran Teatro La Fenice di Venezia.

Architettura militare

Della cinta muraria rimangono quasi tutte le porte costruite in epoche diverse e i resti di qualche torre. Ricordiamo di queste:

  • Port’Aurea, come attestato da fonti documentarie, eretta nell’anno 43 d.C.; fu demolita sul finire del XVI secolo;
  • Porta San Mamante, di origine medievale (X sec.), fu pesantemente rimaneggiata nel XVII sec;
  • Porta Sisi, o Sisina, o Ursicina;
  • Porta Gaza, o dei Gazzi, prende il nome da una rocca merlata di origine medievale che quivi aveva fondazione;
  • Porta Pamphilia, meglio nota come Porta Nuova;
  • Port’Aurea nuova, meglio nota come Porta Adriana;
  • Porta Anastasia, meglio nota come porta Serrata;
  • Porta S.Lorenzo, inglobata in area residenziale presso i Giardini Pubblici;
  • Porta Vandalaria, della quale se ne scorge l’arcone d’ingresso interrato presso i Giardini Pubblici;
  • Porta Nuova “de i Veneziani”, risalente alla costruzione della Rocca Brancaleone. Un tempo collegata alla Cittadella, è visibile difficoltosamente essendo stata cinta dalla cancellata di un’abitazione privata.
  • “Il portonaccio”, l’ultima costruita, di fronte a Porta Sisi, eretta dall’architetto Morigia nel 1785 a seguito dell’annessione del Borgo S. Rocco alla città;
  • Torrione dei Preti, edificato nel XV secolo presso le Mura di Port’Aurea all’incrocio col tratto di mura de la Rocca dei Gazzi;
  • Torrione Zancano, edificato nel sec XV presso le mura di Port’Aurea, ora basamento della chiesa di Santa Maria del Torrione;
  • Torrione Veneziano delle Mura di S.Vitale, in stato di rovina presso il cortile d’una casa d’abitazione;
  • Torre Sallustra (o Sallusta), d’origine Romana, la si crede parte di un’antica Porta del nucleo più antico della città. È ora inglobata nel complesso del Palazzo Arcivescovile;

Resti della cinta muraria sono visibili partendo da Porta Gaza; proseguendo verso Port’Aurea si può arrivare fino alla Madonna del Torrione, torre demolita durante la seconda guerra mondiale sui cui resti è attualmente edificata l’omonima chiesa. Proseguendo lungo le mura è possibile seguire l’antico percorso dietro lo stabilimento Callegari (recentemente demolito) che continua fino a via Oberdan.

La cinta muraria riprende a Porta Adriana e prosegue dietro alla basilica di San Vitale per qualche decina di metri per poi interrompersi. Altri resti sono ancora visibili più avanti percorrendo via Sabbionara fino al piazzale di Torre Umbratica, dove le mura si ricongiungono a Porta Serrata. Del tratto tra Porta Serrata e la Rocca Brancaleone rimane solo qualche pietra, visibile lungo via Rocca Brancaleone. Saltando la stazione FS, i resti visibili rimangono sul tratto lungo la linea ferroviaria che conduce a Rimini seguendo il viale dei giardini che giunge fino a Porta Nuova.

Infine, partendo da Porta Sisi, rimane qualche resto verso Porta Nuova, mentre tra Porta Sisi, Porta San Mamante e Porta Gaza non si trovano più resti visibili.

La Rocca Brancaleone fu costruita dalla Repubblica di Venezia nel 1457. Originariamente faceva parte delle mura della città; oggi è un parco pubblico. È divisa in due parti: il castello vero e proprio e la cittadella, per un’estensione totale di 14.000 m².

Siti archeologici

A Ravenna sono state scoperte di recente tracce di alcune ville romane e bizantine, la più famosa delle quali è la Domus dei Tappeti di Pietra, risalente al V-VI secolo e rinvenuta nel 1993 durante alcuni lavori edilizi. Gli stupendi mosaici recuperati sono oggi conservati in una sala sotterranea accessibile dalla chiesetta di Sant’Eufemia.

Fonte

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