Forlì-Cesena

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La provincia di Forlì-Cesena (Pruvèinza ed Furlè-Zisêna in dialetto romagnolo) è una provincia della regione Emilia-Romagna di 391.072 abitanti, con capoluogo la città di Forlì.

Confina a nord con la provincia di Ravenna, a est con il Mar Adriatico, a sud-est con la provincia di Rimini, a sud-ovest con la Toscana (provincia di Arezzo e provincia di Firenze).

Da un punto di vista amministrativo, la provincia di Forlì-Cesena ha diviso il suo territorio in due circondari, ciascuno di 15 comuni. Il comprensorio di Forlì conta 184.977 abitanti e quello di Cesena, più popoloso, ne conta 203.042; comprende inoltre due comunità montane: quella dell’Appennino forlivese, quella dell’Appennino cesenate e l’Unione Montana “Acquacheta – Romagna Toscana”.

Da un punto di vista storico, invece, la provincia, alla nascita del Regno d’Italia, con la denominazione di Provincia di Forlì, comprendeva anche il territorio di Rimini. Solo dopo l’istituzione (nel 1992) della Provincia di Rimini, il territorio rimanente assunse il nome attuale di Provincia di Forlì-Cesena.

La provincia di Forlì aveva come sigla FO, sigla che rimase anche alla provincia di Forlì-Cesena fino al 1999, anno in cui venne assunta la sigla attuale.

Il territorio è suddiviso in pianura per il 32,8%, collina per il 44,5%, montagna per il 22,7%.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

  • Abbazia di Sant’Ellero di Galeata
    Nell’Abbazia romanica sono conservate le spoglie di Sant’Ellero. I lavori per la costruzione dell’abbazia iniziarono nel 497. Il complesso monastico è stato più volte ricostruito e restaurato: di esso rimane la chiesa romanica con la facciata in blocchi di arenaria. L’osservazione dell’esterno rivela che appartiene al romanico la facciata a salienti, in pietra dalle tonalità calde, nel cui timpano spicca l’oculo cilindrico. La parte più importante e affascinante dell’esterno è comunque il portale, restaurato di recente, strombato verso l’interno, il cui arco a tutto sesto si regge su antichi capitelli scolpiti che recano i segni del tempo, ma ancora perfettamente leggibili.
  • Abbazia di Santa Maria del Monte di Cesena
    L’imponente complesso dell’Abbazia di Santa Maria del Monte sorge sul colle Spaziano. Al colle, dove ora sorge la millenaria basilica, era solito andare in preghiera il vescovo Mauro, oggi santo; dopo la sua morte fu eretta una chiesa, 1000 ca., e poi tra il 1001 e il 1026 venne edificato un monastero. Nel corso degli anni la basilica si è arricchita di notevoli opere d’arte. Inoltre va ricordata la di collezione di ex voto, una delle più grandi d’Europa.
  • Abbazia di San Mercuriale di Forlì
    La chiesa odierna sorge in gran parte sull’area occupata fin dal IV secolo-V secolo dalla pieve dedicata a Santo Stefano, che andò distrutta da un incendio nel 1173, seguito dell’incendio, la chiesa fu ricostruita con tre navate e tre absidi, una voluminosa cripta e un protiro che precedeva il portale. Compare anche l’intitolazione a San Mercuriale. L’attuale edificio, in stile romanico lombardo, fu terminato nel 1180 insieme al campanile.
  • Basilica di Santa Maria Assunta di Bagno di Romagna
    La Basilica si affaccia sulla piazza principale, l’impianto attuale della chiesa risale al Rinascimento. Lo storico camaldolese Fortunio ne fa risalire la fondazione all’anno 860. Dell’antica chiesa rimane il campanile alto; il portale di Santa Maria, inserito su un precedente portale con arco a tutto sesto, che mostra alla sua destra lo stemma dei Camaldolesi che furono ininterrottamente presenti dal 1299 al 1808; all’interno è presente il fonte battesimale risalente al Mille; nelle sette cappelle sono conservate il corporale del miracolo eucaristico avvenuto nel 1412; un trittico di Neri di Bicci (1467); una “Madonna della Rosa” del maestro di Sant’Ivo (1410); una “Vergine” eseguita nella bottega di Donatello verso il 1410; il tabernacolo quattrocentesco situato nella prima cappella a destra a partire dal presbiterio, attribuito alla scuola di Giuliano da Maiano.
  • Basilica di San Pellegrino Laziosi di Forlì
    La basilica, situata nell’antico rione di Campostrino, si compone di tre navate, con dieci altari laterali, convergenti tutti verso l’abside. È costruita su una chiesa preesistente, dedicata a Sant’Agnese, di cui si può vedere il portale ogivale inserito nell’attuale facciata. Notevole è anche il trecentesco coro in legno: l’unico esempio di stile gotico in Romagna e forse il più antico di tutta la regione. Dal 1345 nella chiesa, curata dall’ordine religioso dei Servi di Maria, è custodito il corpo di San Pellegrino Laziosi, tumulato dal Settecento nel santuario, collocato nel lato destro della basilica. È meta di pellegrinaggi soprattutto il 1º maggio, giorno in cui Forlì festeggia il santo. In questo giorno nel rione Campostrino ci sono numerose bancarelle che vendono cedri.
  • Basilica di San Rufillo di Forlimpopoli
    La Basilica edificata intorno al VI secolo, conservante le reliquie del Santo. Oltre alle due pale, una dipinta da Luca Longhi nel 1528 raffigurante la Madonna col Bambino, l’altra (anch’essa cinquecentesca) di Francesco Menzocchi rappresentante la Deposizione della Croce, si possono ammirare all’esterno due monumenti sepolcrali dedicati ai signori Brunoro I Zampeschi e Brunoro II Zampeschi.
  • Basilica di San Vicinio di Sarsina
    La chiesa, di stile romanico, fu costruita in un’epoca fra X ed XI secolo, su un edificio preesistente di epoca romana o paleocristiana. Essa è dedicata al primo vescovo della chiesa sarsinate, Vicinio, vissuto fra III e IV secolo. Secondo la tradizione il santo usava pregare con una catena al collo, alla quale era legato un pesante macigno, ed invocava l’aiuto di Dio contro il maligno. Nella chiesa è conservata una catena, ritenuta quella di san Vicinio, che ancora oggi i fedeli, per devozione, usano indossare, per invocare l’aiuto del santo protettore contro il male.
  • Cattedrale di Santa Croce di Forlì
    L’attuale aspetto neoclassico, frutto dei grandi lavori che seguirono l’abbattimento della primitiva chiesa romanico gotica, le fu conferito dall’architetto Giulio Zambianchi che completò la nuova fabbrica nel 1841. Della struttura precedente rimangono la Cappella del Santissimo Sacramento nella navata destra e la grande Cappella della Madonna del Fuoco nella navata sinistra realizzata tra il 1614 e il 1636 sovrastata da una cupola ottagonale affrescata da Felice Cignani che vi raffigurò l’Assunzione della Vergine in cielo.
  • Cattedrale di San Giovanni Battista di Cesena
    Di valore storico-artistico è anche il Duomo cittadino dedicato a San Giovanni Battista, in stile gotico-romanico e risalente alla fine del 1300, al cui interno sono racchiuse le spoglie di San Mauro. Il tempio conserva la più grande opera scultorea di Cesena, realizzata fra il 1494 e il 1505 dallo scultore lombardo Giovanni Battista Bregno da Osteno, entro la nicchia racchiusa fra due pilastri, decorati con candelabri, lo scultore ha raffigurato al centro, Cristo che raccoglie il proprio sangue in un calice fra i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista e ai lati, Carlo e Camillo Verardi inginocchiati. Nei tondi, la Vergine Annunziata e l’Arcangelo Gabriele; il coronamento, nel quale si ipotizza fosse originariamente la figura del Padre Eterno, contiene oggi una conchiglia novecentesca. All’interno della Cattedrale è stato recentemente restituito dal ricercatore Alex Cavallucci al pittore manierista Livio Agresti un piccolo e importante dipinto raffigurante il Santo Battista eseguito su lastra di rame. Nella Cappella della Madonna del Popolo sono presenti affreschi di Corrado Giaquinto del 1750.
  • Chiesa di San Lorenzo di Sogliano al Rubicone
    La chiesa è facilmente riconoscibile perché si impone su tutto il paese. La fondazione di questa chiesa risale al 1144, con la prima testimonianza scritta in una bolla di Papa Lucio II. Nel 1700 l’edificio cominciò a decadere: nell’aprile del 1781 vi fu un terremoto che danneggiò seriamente l’intero edificio e la si poté inaugurare e riaprire al culto l’8 agosto 1819 dopo una serie di restauri messi appunto per rendere stabile la parrocchiale: da questo momento in poi la chiesa ebbe il suo aspetto attuale. Un secondo terremoto avvenuto all’inizio del XX secolo e i danni causati dal primo conflitto mondiale, resero d’obbligo un radicale intervento di restauro e la ricostruzione quasi totale dell’edificio che venne riaperto solo il 23 ottobre del 1938. L’interno ad unica navata è ampio e abbastanza luminoso, la copertura del soffitto è a volta a botte, possiede 4 cappelle per lato con archi a tutto sesto e copertura a botte.
  • Chiesa di San Rocco di Gatteo
    La Chiesa fu costruita nel 1484 circa in occasione delle pestilenze del 1435-1436 e del 1458-1461, nel rispetto del culto di San Rocco quale Santo al quale veniva richiesta protezione contro la peste. La struttura dell’Oratorio, o Chiesetta a capanna, è molto semplice: ha una sola navata con struttura lignea e pochissime aperture costituite da un piccolo rosone sul portale d’ingresso ed una finestra.
  • Concattedrale di Santa Caterina di Bertinoro
    La Concattedrale venne costruita nel 1500 sui resti del piccolo oratorio di Santa Caterina. In stile bramantesco conserva un notevole quadro del precedente oratorio ed un crocifisso ligneo del VXI secolo, al quale si lega un racconto; si narra infatti che fu scolpito da un pellegrino che avendo trovato rifugio nella zona alla sua partenza ricavò il manufatto da un imponente fico.
  • Concattedrale di Santo Stefano di Modigliana
    La Concattedrale ha origini molto antiche. Essa è documentata per la prima volta nell’892 come pieve di Santo Stefano in Juviniano; di questo antico edificio non rimane oggi che la cripta, a causa delle profonde ristrutturazioni che subì nel corso del XV secolo. La nuova chiesa fu consacrata dallo stesso Papa Giulio II, in occasione del suo passaggio nella città nel 1506.
  • Eremo di Montepaolo di Dovadola
    Sorge nei pressi di un antico monastero che ospitò Sant’Antonio da Padova per quasi un anno, dal maggio 1221 al marzo 1222. Il culto del santo è rimasto vivo in tutta l’area. Nel 1629 si verificò una guarigione miracolosa, che venne attribuita al santo. Fu edificato un eremo, che esiste tuttora, ricostruito interamente nel 1908 dopo un improvviso crollo.
  • Pieve di San Giovanni in Compito di Savignano sul Rubicone
    Antichissima pieve situata nella frazione di San Giovanni in Compito nel sito dove sorgeva l’insediamento di epoca romana; si trova citata in alcuni documenti ravennati del VII secolo. L’edificio originario fu però distrutto durante la guerra tra Longobardi e Bizantini nell’VIII secolo. L’attuale struttura, che presenta aspetti architettonici simili alle chiese ravennati ed altri di tipo romanico, dovrebbe risalire al X-XI secolo. Importanti restauri furono eseguiti nel 1822 e nel 1959-60. Elementi architettonici molto antichi, inseriti nella costruzione della chiesa come materiale di reimpiego da precedenti edifici, sono: l’architrave a treccia, un capitello di marmo con scolpito un tralcio di vite (usato come acquasantiera), la soglia di marmo rosso di Verona.

Architetture militari

  • Castello di Giaggiolo di Forlì
    Il castello, documentato già nel 1021, fu la sede del ramo dei Malatesta detto di Giaggiolo, il cui capostipite fu quel Paolo Malatesta citato da Dante, insieme a Francesca da Polenta, nel V canto dell’Inferno. Infatti, vi nacque Orabile Beatrice, figlia dei Conti di Giaggiolo, sposa di Paolo Malatesta. Il figlio di Paolo, Uberto Malatesta, conte di Giaggiolo, fu ucciso a tradimento nel 1324 per aver aderito al partito ghibellino. Anche Guido da Montefeltro, che aveva sposato Manentessa di Ghiaggiolo, rivendicò il titolo di Conte di Ghiaggiolo, alla morte del cognato Uberto di Ghiaggiolo.
  • Castello Malatestiano di Longiano
    Il castello fu fondato nel 1059 per scopi difensivi. Dal 1290 al 1463 questo castello fu dunque un possedimento dei Malatesta; dal 1463 al 1519 appartenne allo Stato della Chiesa. Nel 1503 le truppe di Cesare Borgia conquista il borgo. Il 16 settembre 1519 Papa Leone X concesse in feudo perpetuo Longiano al Conte Guido Rangone di Modena. Dopo lìUnità d’Italia il castello fu ristrutturato. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu bombardato.
  • Castello di San Martino in Converseto di Borghi
    Fu costruito nel XII secolo nei pressi dell’omonima chiesa risalente al secolo precedente. Del castello rimangono oggi solo delle vestigia di mura. Anche questa comunità fu autonoma, sui iuris, e condivise le vicende del castello dei Borghi fino al XVII secolo, del Vicariato di Sant’Arcangelo e poi fu sotto i Malatesta di Rimini e di Sogliano. Fu distrutto, come Raggiano, dalla Compagnia del Conte Lando e poi ricostruito. Il 21 marzo del 1621 fu venduto da Sigismondo II di Malatesta a Mons. Francesco Sacrati. Nel 1645 fu ceduto alla Santa Sede.
  • Castello di Sorrivoli
    Il Castello di Sorrivoli fu proprietà degli arcivescovi di Ravenna, poi dei Malatesta nel 1237, dello Stato della Chiesa 1290, e dei Roverella di Cesena nel XV secolo. Successivamente il castello passò agli Allocatelli Fabbri e poi, dopo i bombardamenti del 1944 alla prebenda parrocchiale. Oggi è adibito a Chiesa e abitazione.
  • Rocca di Bertinoro
    La Rocca fu costruita probabilmente intorno all’anno Mille. La Rocca venne costruita in modo tale da fonderla con gli speroni di roccia sui quali poggia e questa la dota di un ulteriore strumento di difesa naturale. La Rocca fu per molto tempo il cuore del paese ed oltre che residenza signorile, fungeva anche da deposito di provviste ed acqua, prigione ed era il centro della vita militare. Dopo aver ospitato Federico Barbarossa nel 1177, le sua mura ospitarono personaggi legati alle famiglie Sforza e Borgia, fino a divenire sede vescovile. È sede del Museo di Arte Sacra e del Centro Universitario di Bertinoro.
  • Rocca delle Caminate di Meldola
    La Rocca, è un bastione difensivo e di avvistamento sito nella omonima frazione a pochi chilometri dal Comune di Meldola. Edificato sulle ceneri di un precedente avamposto militare deve l’aspetto originario da chi lo ricostruì nel 1929: divenne abitazione ufficiale di Benito Mussolini, che vi ospitò personaggi di rilievo storico a cavallo delle due Guerre Mondiali.
  • Rocca Malatestiana di Cesena
    Cesena deve alla famiglia dei Malatesta anche la sua Rocca, una delle più imponenti della Romagna, con “corte” e due torrioni centrali, chiamati “Maschio” e “Femmina”. In quest’ultimo è allestito il Museo di Storia dell’Agricoltura che offre ai visitatori uno spaccato sul mondo rurale romagnolo nel corso dei tempi, mentre nel “Maschio” è posta l’esposizione permanente di Ceramiche Malatestiane.
  • Rocca di Montepoggiolo di Castrocaro Terme e Terra del Sole
    Nato probabilmente come torre di vedetta della cittadella di Castrocaro Terme, i primi documenti storici che riportano indirettamente informazioni su questa rocca portano la data del 906, dove viene citato tal conte Berengario del castello di Montepoggiolo. Nel 1403, insieme al castello di Castrocaro viene annessa al Granducato di Toscana. Nel 1471 viene deciso il suo ampliamento da semplice torre a rocca vera e propria e tra il 1482 e il 1490 fu costruita su progetto di Giuliano da Maiano. Nel 1564, con la costruzione di Terra del Sole a brevissima distanza, la rocca di Montepoggiolo ne diviene vedetta, fino al suo disarmo nel 1772. Nel 1782 venne ceduta e da allora è rimasta proprietà privata.
  • Rocca di Meldola
    La Rocca, sorge su uno sperone di roccia che domina il borgo dall’alto. Probabilmente risalente all’anno 1000, essa è stata teatro di dominazione dei Montefeltro prima, degli Ordelaffi e dei Malatesta poi. Baluardo militare, venne convertita a residenza privata da Leonello Pio da Carpi.
  • Rocca di Ravaldino di Forlì
    Fu cittadella centrale nel sistema difensivo delle mura medievali già ai tempi degli Ordelaffi e centro di governo, in particolare sotto Caterina Sforza: la Rocca fu il principale teatro dello scontro con le truppe francesi e pontificie di Cesare Borgia. La cittadella è costituita da soli due torrioni posti nel lato nord-est della città, in posizione abbastanza distante dalla rocca. Durante il XV secolo la cittadella era cinta da un profondo ed ampio fossato, di cui rimane visibile traccia, che fu asciugato e parzialmente riempito quando la fortezza perse gradualmente la sua funzione e passò ad essere adibita a carcere.

Siti archeologici

  • Fornaci romane di Ronta di Cesena
    Nel settembre del 2005, durante i lavori per la realizzazione del Canale Emiliano Romagnolo, sono state scoperte a Ronta di Cesena delle fornaci romane. Esse sono le più integre mai rinvenute in Emilia-Romagna e forse in tutta l’Italia Settentrionale. Il complesso risale al II secolo a.C. ed è composto da tre fornaci di forma rettangolare di grandi dimensioni, la pavimentazione fu fabbricata in mattoncini. All’interno di esse si producevano laterizi.
  • Parco archeologico del Colle Garampo di Cesena
    Recentemente, durante lavori di scavo, sono stati scoperti nel centro storico dei reperti di epoca romana, fra i quali un mosaico pavimentale in tessere bianche e nere con decorazioni vegetali e libere che, “staccato” dalla sua originaria collocazione ed interamente ristrutturato dagli esperti restauratori della scuola di Ravenna, è attualmente esposto in una sala del Palazzo Comunale.
    Altri reperti di epoca romana e medievale (fondamenta di edifici e strade adiacenti) che si ritengono di notevole valore storico, sono stati rinvenuti nel 2005, durante gli scavi per la costruzione di un parcheggio, nelle immediate vicinanze del centro storico.
  • Sito archeologico di Monte Poggiolo di Castrocaro Terme e Terra del Sole
    A poca distanza dal castello, in località detta Ca’ Belvedere, sono stati ritrovati a partire dal 1983 migliaia di reperti litici, manufatti risalenti ad oltre ottocentomila anni fa, considerati di grande importanza per la conoscenza dell’Italia del Paleolitico poiché spostavano molto indietro nel tempo le conoscenze relative alla presenza di ominidi nella Penisola italiana. In ogni caso il sito di Monte Poggiolo è importante per essere un luogo di costruzione dove gli ominidi hanno realizzato i manufatti, lasciando in loco le schegge del lavoro eseguito e in qualche caso il pezzo stesso che, abbandonato perché forse non ben realizzato, ha permesso agli archeologi di ricostruire tutte le fasi del lavoro, scheggia per scheggia fino a riassemblare la pietra originale.

Aree naturali

  • Parco naturale del fiume Savio
    Il Parco si trova nel comune di Cesena, lungo il corso del fiume Savio. Arriva fin dentro il centro urbano di Cesena, sviluppandosi per 6 km, da Molino Cento fino al Ponte Nuovo. È previsto un ampliamento verso la zona di Roversano. Il parco ospita un’ampia varietà di uccelli e di mammiferi selvatici, dagli aironi alle poiane, dalle lepri ai caprioli. L’accesso all’area naturalistica avviene attraverso sentieri a basso impatto ambientale, presenti su entrambe le rive, con attraversamenti a guado e passerelle ciclopedonali, mentre il tratto fra il Ponte Vecchio e il Ponte Nuovo è concepito come parco urbano per il tempo libero dei cittadini.
  • Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna
    Il Parco Nazionale è stato istituito nel 1993 ed è situato nell’Appennino settentrionale, tra le province di Forlì-Cesena, di Arezzo e di Firenze. Il Parco ha come elemento caratterizzante la dorsale appenninica ad andamento tendenzialmente nordovest/sud-est. Dal crinale, si sviluppano nel versante romagnolo, una serie di contrafforti secondari subparalleli che danno origine a diverse vallate laterali. Le quote del Parco variano da 400 a 1.658 metri: il Monte Falco (1.658 m) ed il Monte Falterona (1.654 m), da cui sorge il fiume Arno, sono le vette più alte. Dal punto di vista naturalistico, circa l’80% del territorio è boscoso: l’area protetta rappresenta una delle foreste più pregiate d’Europa.

Fonte

La descrizione sopra è presa dall’articolo di Wikipedia Provincia di Forlì-Cesena, con brevetto CC-BY-SA. La lista completa di coloro che hanno contribuito alla stesura dell’articolo è disponibile qui.
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